Clessidra


Il motore del mondo scandisce l’essenza,
Granelli argentati sibilano tra mura eteree.
Sorrisi di cera celano segni indelebili.

È gelida la stretta che serra la vita,
Vita vissuta, odiata, combattuta
Aggrappata con strazio a residui sfuggenti
Di una passione in fuga che ancor turba i sensi.

Figlia dell’ego e del proprio bisogno,
Cupidigia d’affetto e di stella polare,
In lacrime strappa deserti al cielo,
E il cristallo si incrina e il tempo si ferma.

L’arsura del torto non rilascia la presa,
Che sugge nettare da oscura paura,
E tra gemiti e sangue sequestra altrui vita.

Anima supplica di ritrovare coraggio
Con rabbia e furore si appella alla luce,
Speranza severa in un incubo nero
E sabbia di colpo si tramuta in lino.

Lieve e sottile, a fiumi, libero sgorga
A ritrovar dimora dove tutto riposa,
In attesa dell’ultimo rintocco di tempo,
Così che da vetta si tramuti in sostegno.

 
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