DANAE

Secondo la mitologia greca (Iginio Astronomo, Fabulae, 63), “a Danae, figlia di Acrisio e Aganippe, era stato predetto che il figlio da lei partorito avrebbe ucciso Acrisio; allora il padre, temendo che la profezia si avverasse, la rinchiuse in una prigione dai muri di pietra. Ma Giove, mutatosi in una pioggia d’oro, giacque con Danae; da quell’amplesso nacque Perseo.” Perseo, in seguito, pur se involontariamente, uccise il nonno e prese possesso del regno di Argo.

Nel corso dei secoli, la figura di Danae ha assunto un significato emblematico: è divenuta il simbolo di una sessualità, in altre parole di una fertilità o di una potenzialità, negata; potenzialità che, tuttavia, trova il suo riscatto, ed il suo appagamento, in un mondo onirico. È nel sonno, infatti, che Danae raggiunge la massima espressività di se stessa, ossia la maternità.danae

Nel mondo odierno, che nega l’espressione individuale in senso lato, negando non solo l’espressione della sessualità in toto, ma anche – e soprattutto – dell’intelletto (l’immaginazione, liberata dalle catene, al potere..?), l’individuo si trova rinchiuso in una prigione da muri di pietra, eretti non solo dalla società, ma dalla sua stesse psiche. In queste condizioni la libertà e l’espressività di se stesso gli sfuggono. Ed il mondo onirico, ossia quello fecondo, è sede della realtà interiore. Quindi, il riferimento a Danae, il riconoscere la sua potenzialità incatenata, ma riscattata in un mondo oniricomitologico e libero, si pone come base di un riscatto dell’Eros, inteso in senso marcusiano come forza sociale  che “spinge il progresso verso la libertà e la soddisfazione universale dei bisogni umani”. Infatti, per Marcuse – come per Klimt – la liberazione di Danae, e quindi dell’Eros, va ben oltre la semplice liberazione degli istinti sessuali: essa, infatti, si pone come emancipazione della società dallo stato di bisogno. Ma quando realizzare questa liberazione? Su questo punto Marcuse è chiaro: “se la liberazione dagli istinti dovesse aver luogo al livello più alto della civiltà, e come conseguenza non di una disfatta, ma di una vittoria nella lotta per l’esistenza, e se fosse sostenuta da una società libera, questa liberazione potrebbe avere risultati molto differenti. Sarebbe sempre un rovesciamento del processo di civilizzazione, un sovvertimento della cultura – ma dopo che la cultura ha terminato la sua opera e creato un umanità ed un mondo atti ad esser liberi. […] La possibilità di una civiltà non repressiva è condizionata non da un arresto, ma da uno sviluppo del progresso” (Eros e civiltà). In altri termini, secondo Marcuse, una civiltà non repressiva si può sviluppare solo al termine dello sviluppo della civiltà, ossia quando il mondo sia così evoluto da esser potenzialmente in grado di liberare ogni individuo dal bisogno (in “L’uomo ad una dimensione” la battaglia sarà ampliata agli Stati in via di sviluppo). Come Danae viene soddisfatta dei suoi bisogni, ossia del suo femminile e materno Eros, così la civiltà va soddisfatta delle sue necessità e resa libera, ossia occorre costruire “una civiltà non repressiva, basata su di un’esperienza dell’essere fondamentalmente diversa, su un rapporto fondamentalmente diverso tra uomo e natura, e su relazioni esistenziali fondamentalmente diverse” (Marcuse – Eros e civiltà). Ma come “rovesciare la morale civile” e creare un “nuovo principio della realtà”? Ecco che viene a spiegarsi il perché di questo progetto, goccia d’acqua in un mare infinito. Nel 1932 (all’alba del nazismo, è forse un caso?) Horkheimer, direttore dal 1931 dell’Istituto di Ricerca Sociale di Francoforte, tra i massimi esponenti, dunque, della Scuola di Francoforte insieme allo stesso Marcuse e ad Adrono, dà vita alla “Rivista per la ricerca sociale”. Secondo Horkheimer, la ricerca sociale è “la teoria della società come un tutto”: la ricerca sociale, quindi, non si limita a settori specialistici e settoriali di determinate discipline, ma si occupa del tutto, ossia delle relazioni che legano aspetti storici ed economici, psicologici e culturali, della società. Il teorico critico (ossia il critico della società) è “quel teorico la cui unica preoccupazione consiste in uno sviluppo che conduca ad una società senza sfruttamento”.

Quindi, il nostro progetto è quello di studiare l’arte, la scienza, la sociologia, la letteratura, la psicologia, per cercare la totalità,dell’individuo e della società, e creare le basi per un mondo diverso, in cui il soddisfacimento dei bisogni e la liberazione dell’Eros siano possibili. Un grande esempio di feconda relazione tra scienza ed arte è stata l’ultima Vienna asburgica, ossia quella a cavallo del XIX e del XX secolo, una Vienna in cui l’influenza di Rokitansky si mescolava a quella di Klimt, quella di Schiele a quella di Freud, quella di Schintzler a quella di Mahler. Eric Kandel, premio Nobel per i suoi studi sulla memoria, ma anche grande appassionato di arte, ha magistralmente messo in evidenza – nel suo “L’età dell’inconscio. Arte, mente e cervello dalla grande Vienna ai nostri giorni” – questo contatto tra arte e scienza nella Vienna asburgica: secondo il neuroscienzato, infatti, “la Vienna del periodo dischiuse nuove prospettive nella medicina, nell’arte, nell’architettura, nella critica artistica, nella progettazione, nella filosofia, nell’economia e nella musica. Aprì un dialogo tra le scienze biologiche e la psicologia, la letteratura, la musica e l’arte, ed iniziò così un’integrazione della conoscenza che continua ancora ai nostri giorni”. E Klimt, uno dei più grandi “integratori della conoscenza”, aveva ben presente “l’incessante finire e divenire della vita” (Berta Zuckerkandl) se nella sua Danae raffigura, in ordine cronologico, a destra gocce dorate (lo sperma di Zeus) ed un simbolo fallico, al centro Danae – nella quale dunque l’espressione appagata, soddisfatta, sarebbe dovuta al piacere orgasmico –  ed a sinistra piccoli embrioni. Dunque, le gocce dorate simboleggiano la conoscenza e l’azione atte a soddisfare l’individuo ed a creare una società senza sfruttamento, Danae rappresenta il raggiungimento del soddisfacimento e gli embrioni sono il fecondo risultato di una società libera e soddisfatta

Infine, non è un caso che Scutenaire cita Danae nella sua poesia “Tu Danae, Io Zeus”:

Dove sono le ragazze forti che amavano tori

E dove le delicate in estasi sotto una nube

O le artiste che si dannarono per un cigno?

Stanno nelle vostre febbri stanno nelle vostre braccia
Stanno nei vostri letti stanno nei vostri libri
E siete le loro bestie e i loro spettri di bruma.

 
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