Vico Giovane

Il momento più fortemente politico nella vita è di certo quel periodo che va dall’adolescenza – luogo di sogni, di speranze, di voglia di partecipazione e di cambiamento – alla piena maturità – tempo di amministrazione, di bilanci, del compiuto.
È proprio il momento in cui ha luogo quella collisione tra l’idea del mondo di un giovane ed il mondo reale che svela la natura politica della giovinezza: è colui che, consapevole dello scarto tra il proprio mondo e quello reale, vuol fare qualcosa per rendere il mondo così come lo immagina – cioè migliore – ad essere il più coerente politico.
La voglia di scoprirsi, di mettersi in discussione, di creare nuove prospettive e nuovi orizzonti, caratterizza chi inizia ad occuparsi della comunità. Cosa fare? Come farlo? Con chi farlo?
L’attimo più bello è quello in cui, da amici, ci si mette insieme, ci si siede attorno ad un tavolo, si condividono proposte ed idee sui social network: è da qui, da questi momenti, che inizia il cambiamento. Una volta perso l’attimo (l’attimo fuggente come direbbe il nostro caro Robin Williams…), nulla più sarà possibile e bisognerà attendere altro tempo per il cambiamento.
È per questo che credo nell’iniziativa di Carlo, di Yuri, di Marvin, di Rosario, di Davide e di tutti quelli che hanno deciso di dare una mano.
Io sono pronto ad aiutarli con idee, consigli, riflessioni, partecipazione: spero che molte persone, non solo a Vico (sarebbe bello estendere il progetto agli altri Comuni della Penisola), possano dare il loro contributo.

#lavoltabuonapervico!

Raffaele Vanacore

 
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Penisola sorrentina: un Comune Unico?

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L’orizzonte comune, a cui la genesi di un Comune Unico della Penisola Sorrentina dovrebbe – per sua stessa natura – tendere, è quello del benessere comune.
Solo posto questo a fondamento di un tale, ed ambizioso, progetto, può rendersi concreta questa idea, apparentemente lontana ed utopica come realizzazione, ma ferma e vicina come volontà.
Il perseguimento del benessere comune deve, dunque, da un lato mirare a tutelare i diritti dei cittadini (salute, trasporto, istruzione, giustizia, etc.), dall’altro puntare allo sviluppo delle principali fonti di reddito di un certo territorio, che – in penisola sorrentina – sono sicuramente il settore turistico e quello agro-alimentare.
Intendendo in tal modo il benessere comune, è ovvio domandarci quale sia il miglior mezzo per il suo raggiungimento.

È a questo punto che entra in gioco quello che sembra essere il progetto non solo di quanti vogliano perseguire il bene comune, ma anche di quanti si sentano concittadini di un unico e meraviglioso territorio: la creazione di un Comune Unico, un territorio di 65 km2, più grande quindi della stessa Salerno, tra i più belli al mondo.
Se, come detto all’inizio, il perseguimento del bene comune si regge, indubbiamente, sulla garanzia di dignitosi servizi pubblici ai cittadini (oggi così tanto oberati da tasse che non si capisce dove vadano a finire), la creazione di un Comune Unico andrebbe proprio in tal direzione.
Difatti, l’irrilevanza politica che caratterizza la penisola sorrentina – soprattutto se confrontata con l’importanza, anche nazionale, che ha assurto, ad esempio, il Comune di Salerno grazie al suo sindaco De Luca – non permette ai singoli Comuni di avere una rilevanza tale da consentire fondi adeguati per l’erogazione di decenti servizi pubblici.
La situazione politica risulta ancor più notevole se si considera il particolare assetto istituzionale, che – di necessità – si verrà a creare: la definitiva abolizione delle Province sarà probabilmente un risultato dei prossimi Governi. I livelli – europeo, nazionale, regionale, provinciale, comunale – sono decisamente troppi e, di certo, il meno importante è proprio quello provinciale.
Se la situazione prendesse effettivamente questa direzione, la creazione di un Comune Unico, il secondo dunque in Campania, sarebbe un fatto di assoluta rilevanza, non solo storica, ma anche economica.
In sintesi, un Comune Unico così strutturato potrebbe avere la forza politica per riuscire, finalmente, non solo ad evitare tagli (sinonimi di declassamento socio-politico, come avvenuto per il Tribunale di Sorrento), ma a raggiungere nuovi obiettivi economici per il deciso miglioramento dei servizi pubblici.

Tassello fondamentale di questo mosaico unitario deve, di certo, essere la creazione di un’adeguata rete di trasporti: essa avrebbe la funzione non solo di connettere ogni punto, e quindi ogni cittadino, della penisola, ma anche di rendere ai turisti più accessibili diversi posti nel contesto della Penisola, potendo in tal modo raggiungere, ad esempio, le eccellenze gastronomiche, spesso situate in località non propriamente a portata di mano.
Prima di analizzare l’utilità di un Comune Unico per il turismo peninsulare, occorre un brevissimo cenno alla situazione turistica italiana: difatti, pur in un contesto globale di estremo aumento del numero di turisti all’anno (stranieri ovviamente, specie dalla Russia e dalla Cina), l’Italia in generale sta conoscendo un brusco calo, riuscendo a raggiungere solo una piccola fetta della torta di turisti in viaggio ogni anno.
In poche parole, perché l’Italia, un tempo saldamente in vetta alle mete preferite dai turisti, oggi arranca nelle classifiche dei turisti ospitati?
La risposta non è difficile: mancanza di servizi pubblici, inadeguato supporto tecnologico, insufficiente marketing digitale, qualità non sempre adeguata ai prezzi.
Questi sono alcune delle cause che portano moltissimi turisti a preferire altre mete.
È pensabile che singoli Comuni (penso al mio Comune, ad esempio, Vico Equense) riescano da soli a sopperire a queste carenze ed a cambiare la rotta? È francamente molto difficile.
Un Comune Unico che porti, invece, alla razionalizzazione economica ed al reindirizzo delle risorse verso la creazione di connessioni, tanto reali quanto virtuali, sarebbe decisamente la miglior risposta al declino turistico italiano.

In conclusione, è sinceramente auspicabile la creazione di un comitato, politicamente trasversale, che punti, dapprima, ad una consapevole informazione circa le prospettive socio-economiche di un sì costituito Comune ed, in seguito, all’informazione dei cittadini sui possibili vantaggi che una scelta, di così ampia portata, comporterebbe.

Raffaele Vanacore
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