Prostituzione generale e critica del comunismo


L’analisi del rapporto tra individuo e proprietà privata – che, in sintesi, è il rapporto di prostituzione del capitalista – rivela la sua sostanziale importanza nello studio del rapporto tra la società e la natura. Insomma, la questione del socialismo è la questione della specie. L’uomo come particolare esiste solo come entità biologica nella totalità della specie; e tale entità si scontra, bruscamente, con quella rete sociale, che plasma non solo l’individuo come parte della società, ma anche la coscienza biologica dell’individuo. In altre parole, qual è il rapporto tra l’uomo e la natura, tra la specie umana e la natura? Inoltre, in questo contesto, quale ruolo ha la proprietà privata? Infine, poste le basi del socialismo biologico (e per questo scientifico), ha questo un ruolo nella società odierna?

A creare una spaccatura profonda nella società – in una sorta di Big Bang sociale – è stata l’emancipazione del capitale dal lavoro, ossia l’esclusione della proprietà privata dal lavoro. È la contraddizione tra il fatto che il lavoro esclude la proprietà privata e che la proprietà privata esclude il lavoro a costituire il più grande atto d’accusa alla prostituzione sociale. Si è passati, infatti, “dal rapporto di matrimonio esclusivo col proprietario privato al rapporto di prostituzione generale con la comunità”. In pratica, non solo il rapporto stesso tra capitale e lavoro si basa su di un contratto simile a quello del cliente e della prostituta, ma anche – in virtù di uno sballato e disarticolato sistema di tassazione – l’economia statale è sfociata nella prostituzione generale.

È l’apoteosi del comunismo rozzo attuata mediante le tasse a costituire l’antiprogresso sociale. Se Marx, infatti, era certo dell’evoluzione di un comunismo umanistico a partire da un comunismo rozzo (il quale, “in quanto nega ovunque la personalità dell’uomo, non è proprio altro che l’espressione conseguente della proprietà privata, che è espressione di questa negazione”), il mondo odierno ha segnato un paradossale ritorno a questa forma di comunismo rozzo. Grazie ad una tassazione eccessiva e regressiva, che estrae proprietà pubblica dalla proprietà privata, “tutti sono operai”. In pratica, il fatto che dalla proprietà privata, che si è formata tramite l’estrazione del capitale dal lavoro, si estrae a sua volta capitale pubblico tramite un eccesso di tassazione, ha creato un mostruoso e tentacolare Leviatano sociale che preleva ai più e dà i pochi. È la sconfitta di Robin Hood.

È l’arricchimento dei pochi, tipicamente evidente negli Stati comunisti quali Russia e Cina, ma oggi sempre più non solo in alcuni Paesi europei come proprio l’Italia, ma anche negli USA, a testimoniare il ritorno di un rozzo e vorace mostro economico, che schiaccia i vari Robin Hood e Little John e divora una lauta parte delle finanze pubbliche. In un mondo in cui “l’attività degli operai viene estesa a tutti gli uomini”,  non è più il capitalista che sfrutta l’operaio, ma è il Leviatano economico che sfrutta tutti gli uomini, avvantaggiandone pochissimi.

La biologia del socialismo – ed il nostro interrogativo, è ancora possibile il socialismo scientifico oggi? – è evidente considerando il rapporto tra l’uomo e la donna, il quale in ultima analisi è il rapporto dell’uomo con la sua specie. Se infatti il matrimonio è l’emblema di una “proprietà privata esclusiva”, “la comunanza delle donne è il mistero rivelato di questo comunismo ancora rozzo e materiale”. E certamente Marx aveva ben in mente la commedia “Le donne al Parlamento” di Aristofene quando stroncava questo comunismo rozzo:

“Il comunismo non è che il compimento di questa invidia e di questo livellamento partendo dalla rappresentazione minima. Esso ha una misura determinata e limitata. Proprio la negazione astratta dell’intero mondo della cultura e della civiltà, il ritorno alla semplicità innaturale dell’uomo povero e senza bisogni, che non solo non è andato oltre la proprietà privata ma non vi è neppure ancora arrivato, dimostrano quanto poco questa soppressione della proprietà privata sia un’appropriazione reale [ultimo corsivo mio]”.

Orbene, cosa fare contro il riemergere di questo comunismo rozzo, resosi manifesto come comunità in veste di capitalista generale? In una sorta di feudo del capitale il mondo va ristrutturandosi, paradossalmente e secondo i più goffi dettami del comunismo rozzo, come Leviatano capitalista che estrae capitale dalla proprietà privata stessa, creando così enormi diseguaglianze sociali. Il socialismo biologico è invece l’opposto: è recupero dei bisogni individuali dell’uomo. Ed il suo più grande errore è stato la pretesa che il miglior modo per la soddisfazione dei bisogni fosse l’eliminazione della proprietà privata.

Infatti, partendo dall’analisi del rapporto uomo-donna, emblema del rapporto individuo-specie-natura, Marx chiarisce, con gran vigore, che obiettivo del socialismo biologico è “la reintegrazione o il ritorno dell’uomo a se stesso”. In pratica, errore di Marx era stato quello di pretendere che l’alienazione dell’uomo fosse un risultato della struttura sociale fondata sulla proprietà privata, mentre, in realtà, è la società stessa a costituire la più profonda radice dell’alienazione.

In altri termini, l’uomo, in quanto necessariamente essere sociale, è necessariamente alienato da se stesso e dai suoi bisogni. Egli, consapevole di essere “la soluzione all’enigma della storia”, ha il compito di porre se stesso al centro del programma politico della storia. Ma errore di Marx, che pure poggia quasi per intero le sue teorie socio-economiche su quelle socio-biologiche di Darwin, è stato il non aver compreso come la natura abbia strutturato la specie umana in una società, miglior strumento per la riproduzione e la conservazione dell’essere umano, al prezzo di una svalutazione del complesso di bisogni individuali. In pratica, è la società al centro della politica della storia.

Pur avendo infatti intuito questo processo di selezione naturale (“la morte è la dura vittoria della specie sull’individuo”), che in pratica favorisce lo sviluppo della società come miglior mezzo di propagazione della specie (“la società è l’unità essenziale dell’uomo con la natura), Marx sposta nettamente il piano della ricerca sociale da quello biopolitica a quello meramente economico, fraintendendo l’alienazione come conseguenza particolare di un certo mezzo di produzione piuttosto che come risultato dell’integrazione dell’individuo nella rete sociale.

Il socialismo biologico – o comunismo umanistico – pur giusto negli obiettivi (riportare l’uomo ed i suoi bisogni al centro della politica) ha completamente toppato nei mezzi di raggiungimento di questi fini. Ed anzi, proprio lì dove questi mezzi sono stati proposti (URSS, Cina, etc.) i bisogni dell’uomo sono stati maggiormente calpestati. Se la lotta politica era, giustamente, “tra libertà e necessità”, nei paesi “comunisti” a soccombere è stata proprio la libertà.

A questo punto, giungiamo alla domanda cruciale: può il socialismo biologico avere un ruolo oggi? E qui ritorniamo alla questione del Leviatano capitalista per rispondere che sì, il socialismo biologico, con il suo fondamentale obiettivo della soddisfazione dei bisogni individuali dell’uomo e del “ritorno all’uomo” ha ancora un ruolo politico fondamentale; tuttavia, i mezzi di raggiungimento di tali obiettivi vanno modificati.

Infatti, non solo laddove la proprietà privata è stata abolita ne è conseguito un abbattimento delle libertà individuali, in contrasto con gli obiettivi del socialismo biologico stesso, ma oggi anche nel mondo occidentale lo sviluppo di un vorace Leviatano capitalista-statale (nella più aberrante delle fusioni economiche…) sta riconducendo la società a quel comunismo rozzo, in cui – in virtù di un “livellamento” verso il basso – il risultato netto è l’impoverimento della maggioranza della popolazione.

Compito della ricerca sociale è la creazione, dunque, di sistemi economici e politici che contrastino questa deriva e riportino l’uomo e i suoi bisogni al centro del mondo…

Raffaele Vanacore
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