L’assenzio – Degas


“Perché bevo? Perché non riesco ad affrontare la vita quando sono sobrio”.

Bukowski sembra centrare in pieno lo stato d’animo dei protagonisti, l’attrice Ellen Andrée e l’incisore Marcellin Desboutin, seduti al Café de la Nouvelle Athènes, in Place Pigalle a Parigi.

L’Assenzio sembra essere l’unica consolazione per le loro anime perdute, per la vita presa in ostaggio da quell’ inalienabile inettitudine che non offre alcuna possibilità di riscatto. Gli occhi stanchi dei protagonisti lanciano sguardi diversi, ma che sottolineano la stessa condizione borderline: quello di lei, freddo e perso nel vuoto, è lo sguardo di chi, seduto nell’angolo di un cafè parigino, pensa al tempo perduto, a quello che non è stato, ma che poteva essere, alla vita che avrebbe potuto osare, ai sogni d’infanzia e alla realtà del presente; quello di lui volge altrove, in qualche altro angolo del locale o,probabilmente, in qualche altro angolo della vita, impegnato a spiare in maniera discreta la vita degli altri, la vita di artisti non più fortunati, ma solo più ingenui.

I due sono insieme, ma non in quel momento, due solitudini che non si incontrano. Degas sembra essere l’unico nel locale accortosi della coppia e , probabilmente, ha deciso di farne il soggetto del suo dipinto per la vicinanza che egli stesso avvertiva nei confronti dei due artisti e, soprattutto, per la vicinanza che avvertiva tra i due ed il resto dell’umanità, proprio come a dire “Nella solitudine, non siamo soli”.

Federica Florio

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