Dai cittadini un nuovo impulso alla lotta al cambiamento climatico


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A poche ore dal Climate Summit di New York, l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale sembra ridestarsi sui temi del cambiamento climatico dopo mesi di sostanziale assenza dalle prime pagine dei giornali. Le crisi economiche e geopolitiche hanno fatto il gioco degli scettici sulle battaglie contro il cambiamento climatico, ritenendolo un falso problema e soprattutto un costo inutile in tale congiuntura economica. La sostanziale inattività politica delle istituzioni europee negli ultimi mesi ha fatto il resto e il tema è finito per ricomparire sui mezzi di informazione solo quando milioni di residenti urbani in tutto il mondo sono scesi in piazza per manifestare. Ma quanto le autorità europee e nazionali saranno in grado di accogliere questo grido che emerge dalle piazze? Se è vero che le istituzioni sovranazionali hanno promosso negli ultimi anni in maniera sempre più convinta approcci e orizzonti operativi tali da indurre anche i paesi più riluttanti ad accettare le logiche della governante multilivello, l’Europa appare ancora troppo debole e frammentata sullo scenario mondiale per giocare un vero ruolo guida soprattutto per quanto riguarda la cooperazione con i BRICS.

Passa proprio dalle economie emergenti, o affermatesi negli ultimi anni e in recente rallentamento, il peso di un’azione davvero globale sul clima che non può prescindere da tre temi chiave: innovazione urbana, risparmio di suolo, efficienza energetica. In una parola, dalle smart city. Mentre India e Cina hanno di recente annunciato imponenti piani di urbanizzazione intelligente, Russia e Sudafrica stentano ancora nella definizione di piani di efficienza energetica urbana. Ciò comporta effetti negativi non tanto strettamente sul piano della mancata riduzione di emissioni di CO2 ma anche nel ruolo guida che questi paesi possono esercitare nei paesi di loro influenza economica e culturale, che messi assieme rappresentano i principali poli di sviluppo demografico dei prossimi decenni.

Ripartire dalle politiche partecipative del Brasile e dal mix di interventi di pianificazione strategica e partecipazione civica rappresenta una strada non solo per riorientare l’azione di un continente in nome della sostenibilità ma anche per tracciare un modello che renda l’azione per il clima un fattore di crescita economica e di reale coinvolgimento sociale. Sta puntando su questo anche il Perù, che ospiterà il prossimo round negoziale della Conferenza delle Parti, ma ciò indica una strada valida anche ad altre realtà impegnate sulla strada dell’innovazione contro il cambiamento climatico. Senza una reale condivisione di obiettivi e scenari futuri, l’azione sul clima rischia di restare un affare istituzionale lontano dalle persone. Se i governi saranno realmente capaci di mettere in pratica i principi della multilevel governante, i benefici non saranno solo sulla qualità dell’aria che respiriamo ma anche sui processi di crescita democratica ed economica decisivi per uscire da una crisi globale.

Simone D’Antonio
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