Elezioni europee: cosa succederà?


L’esito di queste elezioni, che hanno travalicato i confini nazionali per spostarsi su di un piano più nettamente europeo, impone, per ciò stesso, una serie di riflessioni, che – appunto – non sono più nazionali, ma europee. È in questo contesto, infatti, che risulta evidente come il sistema politico tenderà verso un sistema proporzionale. Di conseguenza, scelte di campo politicamente ambigue non saranno più possibili: occorrerà lavorare in un contesto europeo, costruendo una piattaforma programmatica comune ed una base politica solida che possa attuare questo programma.

In tal contesto proporzionalizzato, la strategia politica finora preferita dall’attuale establishment politico-finanziario, per preservare se stesso e perseguire i propri interessi, schiettamente neoliberisti, è quella delle larghe intese: come è ormai evidente, le due principali formazioni di riferimento, il PPE ed il PSE, si coalizzano, si spartiscono le cariche e governano. La differenza tra loro non esiste più.

Ad opporsi a questa politica delle larghe intese sembra essere una emergente politica anti-sistema, che – pur legittima come fini – si basa su presupposti politici decisamente estremisti e reazionari: il collante di tali forze è, infatti, il più delle volte un fermo nazionalismo (spesso perseguito con il corollario dell’uscita dall’Euro o addirittura dall’UE) associato ad una politica anti-immigrati, autoctona ed ai limiti del razzismo.

A queste politiche delle larghe intese ed a quelle estremiste-nazionaliste dovrebbe opporsi, con l’obiettivo, tuttavia, piuttosto che di rimanere opposizione ad vitam (come taluni movimenti italiani sembrano prefiggersi), di creare le basi per governare e cambiare realmente l’attuale politica socio-economica europea, un movimento pan-europeo che abbia l’intento di salvaguardare i cittadini europei, specie quelli meno tutelati, dall’avanzata neoliberista, che ha caratterizzato gli ultimi decenni ed ha condotto ad una serie di diseguaglianze (precariarizzazione del mondo del lavoro, disoccupazione, smantellamento dello stato sociale, etc.), e di costruire su nuove basi il sistema di Welfare.

Sono le storture del sistema di redistribuzione del reddito (ad esempio, Amazon paga lo 0,5% sui ricavi delle vendite) e, di conseguenza, del sistema di tassazione, unitamente ai cambiamenti globali e demografici, ad aver messo in crisi i sistemi di Welfare europei, che si stanno avviando ad un rapido smantellamento. È proprio la consapevolezza di queste enormi difficoltà socio-economiche che rendono fondamentale – come base di questa nuova costruzione politica – la ricerca sociale, intesa – in senso francofortese – come studio tanto degli aspetti sociali ed economici, quanto di quelli psicologici e culturali.

In altri termini, la costruzione di questo progetto politico, di orizzonti europei (ma non limitato all’Europa, ma basato – ad esempio – anche sugli studi di diversi economisti americani quali Stiglitz e Krugman) non va intrapresa sulla base di slogan, che solitamente rendono accettabili, in altre parole mascherano, i veri interessi determinanti, ma sulla base di un reale studio dei fattori deterministici socio-economici che hanno reso talmente distorta la nostra realtà e di proposte, in tal modo elaborate, validabili.

È a tal fine che risulta necessaria una politica basata sulla ricerca, sull’informazione e sulla cultura. In second’ordine questi aspetti, così studiati, vanno diffusi, per diffondere al massimo la verità socio-economica e le relative proposte per contrastare le diseguaglianze.

Accanto a questi aspetti socio-economici, inoltre, altro pilastro, ma per certi versi necessaria conseguenza, di questo movimento dovrebbero essere i diritti civili: un movimento che contrasti lo sfruttamento, il razzismo e le quotidiane tragedie (Lampedusa, Piana del Sele, etc.) non si preoccupa di non prendere “lo zero virgola”, ma di contrastare realmente queste storture, lottando – sulla base di grandi esempi come quello di Gino Strada – anche per chi non ha diritti politici. I loro inalienabili diritti umani bastano per rendere le loro battaglie le nostre battaglie. E pertanto qualsiasi politica anti-immigrati e razzista va respinta. Anche alle battaglie ambientaliste ed animaliste tale movimento dovrebbe estremamente sensibile.

La nascita di un tale movimento, unito e forte, deve essere l’obiettivo del futuro, prossimo quanto remoto; come ricordava Altiero Spinelli:

La via da percorrere non è facile, né sicura. Ma deve essere percorsa, e lo sarà!”

Raffaele Vanacore
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