Gramsci e l’egemonia, cultura ovvero il futuro delle università italiane


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“La supremazia di un gruppo sociale si manifesta in due modi, come dominio e come direzione intellettuale e morale” A. Gramsci – Quaderni del carcere

Il pensiero di Gramsci, ed in particolare la sua idea di egemonia culturale, risulta di estrema importanza, se valutato senza pregiudizi ideologici, nel contesto delle elezioni europee e dei loro possibili sviluppi sociali.
Difatti, come ci ricorda la citazione sopra, l’egemonia di un gruppo sociale si esplicita non solo come dominio politico, ma – forse in maniera decisiva – come “direzione intellettuale e morale”. Questa è l’egemonia culturale.
Gramsci riteneva che la causa principale per la quale la rivoluzione socialista non si era sviluppata era proprio che quest’egemonia culturale fosse di stampo borghese-capitalista; di conseguenza, presupposto per la riuscita di una tale rivoluzione era l’instaurazione di una egemonia culturale “socialista”, che si plasmasse a livello cognitivo nella popolazione e rendesse possibile il dominio da parte del proletariato.

Oggi che il proletariato non si esprime più come classe e che si è avuto un livellamento della maggior parte della popolazione su di un certo tenore di vita medio-basso, l’egemonia culturale è stata fatta propria da parte di quell’ideologia neoliberista, che negli ultimi 30-40 anni si è rivelata dominante, in particolare negli USA ed in Inghilterra.
Questa egemonia culturale si è potuta manifestare in un modo molto semplice: il degrado delle università statali e lo sviluppo di università private. Non è difficile capire come le università private facciano, in ultima analisi, gli interessi di quei gruppi economici che le finanziano e che sono incondizionabilmente schierati a favore di questa ideologia neoliberista, che tanti benefici ha portato a questi gruppi sociali più ricchi (l’1% di Stiglitz..), che ha distrutto le fondamenta dei sistemi di Welfare europei – creando devastanti disuguaglianze – e che mira solo a perpetuare il loro dominio.

Ora, la galoppante corsa di partiti espressamente schierati a favore di questa ideologia neoliberista mira – in maniera essenziale – alla riduzione dei fondi per le università statali (allo stesso modo di quel che è avvenuto per la sanità), con il ben preciso obiettivo di trascinare anche l’Italia nel giogo di questa nuova egemonia culturale neoliberista.
È proprio per i danni che quest’ideologia ha portato all’Italia ed al mondo intero che bisogna opporsi a questo disegno egemonico e ricordarsi di questi scenari quando si andrà a votare.

Raffaele Vanacore

 
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