Intervista ad Alexis Tsipras


altraeuropa-Tsipras
Riportiamo l’intervista del Sole24 ad Alexis Tsipras

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-04-18/tsipras-un-new-deal-europeo-063826.shtml?uuid=ABJBr8BB

Alexis Tsipras, 39 anni, leader di Syriza, candidato alla Commissione europea, è capolista di una lista Ue sostenuta in Italia da Sel e Rifondazione. Tsipras è reduce da una dura battaglia parlamentare condotta nei giorni scorsi contro l’ultimo provvedimento omnibus di riforme suggerite dalla troika in cambio della tranche di prestiti. Il cancelliere tedesco Angela Merkel, in visita la settimana scorsa ad Atene, non lo ha palesemente voluto incontrare.

Perché siete contrari all’austerità?

Siamo contrari all’austerity perché dal punto di vista economico non ha prodotto alcun risultato mentre da quello sociale ha comportato conseguenze catastrofiche. Una competizione tra austerity all’interno di un’unione monetaria (quello che sta avvenendo oggi nell’eurozona dove tutti i paesi si trovano ad attuare politiche di austerità) destabilizza l’unione monetaria stessa e la fa precipitare nella trappola della depressione autoalimentata e della disoccupazione. L’austerity inoltre alimenta l’ultraindebitamento di una nazione come conferma il caso italiano il cui debito pubblico ogni anno stabilisce un nuovo record, e oggi è pari a un quarto del debito dell’intera zona euro. Per questo la Sinistra europea continua a definire il neoliberismo come una minaccia per l’Europa. 

Cosa è avvenuto in Grecia?

In Grecia l’austerità ha causato una crisi umanitaria di proporzioni mai viste in una nazione europea in tempo di pace. Durante il quadriennio del Memorandum (l’intesa con i creditori internzionali Ndr), il mio paese è piombato nella povertà: secondo i dati più recenti dell’Ente statistico greco, più del 34,6% della popolazione vive in condizioni di povertà. Il 18% dei greci non ha nemmeno i soldi necessari per acquistare i farmaci come reso noto dal recente studio dell’Ocse “Society at Glance 2014”.

Cosa pensate di fare? Qual è la vostra ricetta per uscire dalla recessione?

La Sinistra europea chiede sia la fine dell’austerità sia una svolta politica, con un aumento della domanda per effetto di una politica monetaria espansiva, la redistribuzione del reddito a vantaggio dei ceti medio-bassi e investimenti pubblici per rilanciare sviluppo e domanda interna. Il secondo presupposto per un’uscita rapida e definitiva dalla crisi, è il finanziamento di un “New Deal” europeo che abbia come priorità la ricerca, la tecnologia, le infrastrutture e il welfare e che ambisca alla creazione di nuovi posti fissi di lavoro dignitosamente retributi. 

È preoccupato per la cocente sconfitta subìta dal presidente francese François Hollande? È mancata l’unità della sinistra in Francia?

Non sono particolarmente interesato alla sconfitta di Hollande, che considero giustificata. Mi preoccupa invece molto la crescita dell’ultradestra populista di Marine Le Pen, perché costituisce una sconfitta della democrazia e dell’Europa. L’unità della sinistra di cui lei parla è un presupposto importante, ma non basta. L’unità fine a se stessa, nel migliore dei casi produce la somma di percentuali elettorali, non la loro moltiplicazione. Temo che il voto a Marine Le Pen non sia un semplice fenomeno elettorale ma sociale. È una questione europea perché correlata alle politiche di austerità e all’attuale struttura europea. La Ue provoca, per la mancanza di trasparenza e la burocratizzazione del suo funzionamento, l’alienazione del cittadino, se non la sua aperta ostilità. L’Europa deve cambiare per esistere.

Cosa pensa delle riforme annunciate dal premier italiano Matteo Renzi, suo coetaneo?

Non vengo in Italia per dare direttive al governo del paese o al popolo italiano: sanno molto meglio di me quali sono le cose da fare e quali quelle da evitare. Mi limito a ricordare che il film proiettato il Grecia è un film dell’orrore. L’Italia sta uscendo, faticosamente, da sei anni di depressione economica (se si esclude il barlume di ripresa del biennio 2010-11). Per quest’anno la Banca d’Italia preve una crescita asfittica dello 0,7%. Non sono certo quanto possa contribuire allo sforzo un programma di tagli alla spesa pubblica di 34 miliardi di euro per il prossimo triennio. I tagli alla spesa pubblica non sono altro che un eufemismo della parola austerità.

Vittorio Da Rold
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