La genesi della Scuola di Francoforte di Raffaele Vanacore


Per comprendere la nascita, ed in seguito gli sviluppi, della Scuola di Francoforte occorre comprendere il contesto in cui essa si formò. Se da un lato, infatti, il 1923, anno di fondazione dell’Istituto di Ricerca Sociale di Francoforte, si può porre come anno intermedio tra il crollo dell’Impero tedesco e la Grande Depressione, esso è altresì l’anno in cui potevano vedersi concluse, tragicamente, le esperienze “rosse”, in Germania, come in Italia.
Per spiegarci meglio, occorre considerare quindi da un lato il peculiare sviluppo della Germania, intesa come nazione, e dall’altro il percorso intellettuale socialista, che era sbocciato da un lato nella Rivoluzione russa e dall’altro, per un meccanismo di reazione, nel fascismo italiano e che in seguito sboccerà nel nazionalsocialismo tedesco.
Dunque, il popolo tedesco aveva conosciuto in 50 anni, ossia dall’unità della Germania del 1871 all’uccisione di Rosa Luxemburg e di Karl Liebknecht avvenuta nel 1919, i sogni di gloria di un popolo finalmente unificato e pronto a dominare l’Europa – e da qui il mondo – e le miserie di un Paese distrutto da una guerra, di cui fu ritenuto responsabile e per la quale fu costretto, nonostante le riserve di alcuni economisti quali lo stesso Keynes (vedi “Le conseguenze delle pace”), a pagare abnormi spese di guerra, che – nell’intento dei francesi – avevano l’unico scopo di mettere definitivamente a tappeto la Germania.
Fu proprio questa gravissima crisi economico-istituzionale a far emergere quelle contraddizioni filosofico-sociali, che – almeno dalla pubblicazione del Manifesto del Partito Comunista avvenuta nel 1848 – covavano nella Germania imperiale. Difatti, nonostante lo stesso Bismarck risultò essere il primo cancelliere ad introdurre misure di riforma sociali, ed in particolare previdenziali, le rivendicazioni socialiste furono largamente represse.
Gli anni successivi alla Grande Guerra furono decisivi: il vuoto di potere, segnato dalla fine dell’Impero, lasciò in campo due spinte sociali, da un lato quella comunista e dall’altro quella liberale, che, pur se prevalente, si rivelerà di lì a pochi anni totalmente incapace di riportare la Germania alla stabilità economica.
È in questo contesto, di gravi scontri sociali, ma anche di decisioni che avranno un peso storico enorme sul futuro del mondo intero, che nasce – nel 1923 – l’Istituto di Ricerca Sociale di Francoforte, per iniziativa di un giovane e brillante studente di origine argentine, Felix Weil. L’obiettivo di Weil, che – si ripete – era un giovane studente e quindi il progetto può considerarsi come una nuova forma di ricerca nata dal basso, era quello di studiare “le complesse connessioni sociali che richiedono la cooperazione intellettuale nel lavoro di ricerca”.
A dirigere l’istituto fu chiamato Karl Grünberg, che, da un lato, sancì l’indipendenza dell’Istituto dal Partito Comunista Tedesco e, dall’altro, segnalò l’importanza dei fatti concreti nello studio sociale.
Negli anni in cui l’Istituto cresceva la crisi economica in Germania esplose: ed il 1930, anno in cui la guida dell’Istituto passò a Max Horkheimer, si pone come altro anno decisivo.
La devastante crisi economica tedesca, che rifletteva l’incapacità della classe politica liberale e che di lì a poco sarebbe sbocciata nel nazionalsocialismo, imponeva una serie di riflessioni politiche e sociali.
Una così imperiosa analisi della società non era altro, quindi, che una risposta alle devastazioni sociali della Grande Guerra e della Grande Depressione e preludio all’avvento del nazismo prima e di un mondo de-europeizzato poi. [continua-1]
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