E-democracy di Augusto Cocurullo


M5S – Piattaforme per la partecipazione: potenzialità e limiti
della democrazia liquida

Nell’ambito di un progetto di ricerca articolato e multidimensionale sul MoVimento 5 Stelle, si analizzeranno in questo articolo le piattaforme per la partecipazione alle diverse attività del partito di Grillo – con particolare riferimento ai Meetup, al blog del leader e al software LiquidFeedback –, nel loro diverso grado di interconnessione rispetto al movimento stesso. La disamina sarà contestualizzata all’interno del dibattito attualmente in corso tra gli studiosi e che trova il suo motivo scatenante nella definizione del ruolo della rete, in termini di potenzialità e limiti rispetto al fenomeno contemporaneo dei movimenti sociali online. Pertanto, attraverso un’analisi comparata della letteratura sul tema, saranno discusse le posizioni di Manuel Castells e di Evgeny Morozov, espresse rispettivamente in Reti di indignazione e speranza e in The Net Delusion. Si valuterà infine se e in che misura, in Italia, potrà affermarsi una forma di e-democracy (democrazia elettronica), alla luce delle configurazioni assunte dal partito di Grillo ed in relazione al grado di diffusione delle infrastrutture digitali.

Il MoVimento e la Rete

«Nessuno se l’aspettava. In un mondo offuscato dalla crisi economica, dal cinismo politico, dal vuoto culturale e dallo sconforto individuale, qualcosa stava prendendo corpo. All’improvviso i dittatori potevano essere spodestati con le nude mani del popolo, anche se queste mani erano insanguinate dal sacrificio dei caduti. I maghi della finanza passavano da oggetto dell’invidia generale a bersaglio del disprezzo universale. I politici venivano smascherati come corrotti e bugiardi. I governi messi sotto accusa. I media sospettati. Scomparsa ogni fiducia. E la fiducia è quel che tiene insieme la società, il mercato, le istituzioni. Senza fiducia, tutto si ferma. Senza fiducia, il contratto sociale cessa di esistere e il popolo sparisce, trasformandosi in singoli individui sulla difensiva in lotta per la sopravvivenza» (Castells 2012, XV). Con queste parole, il sociologo della rete apre la sua ultima opera dedicata al fenomeno della nascita e della proliferazione dei movimenti sociali online, evidenziando la forza e la pervasività di questi gruppi di individui che, proprio nel web 2.0, trovano un punto di incontro ed un’arena di confronto. Castells, al fine di avvalorare la sua tesi, propone al lettore alcuni esempi emblematici di movimenti sociali online che, nati a partire da spinte provenienti dal popolo, si sono reificati ed hanno assunto forma concreta nella rete: la rivoluzione egiziana, la rivolta araba, il movimento degli Indignandos in Spagna, il caso Occupy Wall Street negli Stati Uniti, fenomeni, questi, accomunati dallo strumento utilizzato dalle diverse categorie di soggetti per favorirne la diffusione e l’ampliamento dei confini. Nel contesto italiano, l’ascesa del MoVimento 5 Stelle costituisce un’ulteriore prova della forza cogente di Internet e della sua capacità di inglobare soggetti di diversa natura in un unico universo ideologico. Condividendo problemi e speranze nello spazio pubblico e libero di Internet, attraverso l’attivazione di reciproche connessioni, singoli individui hanno dato vita ad un insieme composito di network, prescindendo dalle opinioni personali e dai vincoli rispetto ad una qualsiasi organizzazione: «Protette dal cyberspazio, persone di ogni età e condizione sociale sono poi andate a occupare gli spazi urbani, dandosi appuntamenti al buio tra loro e con il destino che si apprestavano a plasmare, mentre reclamavano il diritto a fare la storia – la propria storia – dando corpo a quell’autocoscienza che ha sempre caratterizzato i grandi movimenti sociali» (ivi, XVI).
In particolare, il M5S trova nel web, ma non solo, i propri canali di comunicazione, le piattaforme per la partecipazione e gli strumenti per l’esercizio del potere. Le relazioni di potere conferiscono forma e sostanza alla società, poiché chi detiene il potere costruisce istituzioni sociali in base ai propri valori e interessi: il potere è esercitato mediante gli strumenti della coercizione, ma anche tramite la costruzione di significato nell’immaginario collettivo, attraverso meccanismi di manipolazione simbolica. Allo stesso tempo, essendo le società contraddittorie e conflittuali per natura, dove c’è potere c’è anche contropotere, identificabile come la capacità degli attori sociali di opporsi al potere radicato nelle istituzioni al fine di reclamare la rappresentanza dei propri valori e interessi (Castells 2009). Gli esseri umani, attraverso l’interazione con il proprio ambiente sociale e naturale, creano network tra le loro reti neurali e quelle naturali e sociali. Quest’attività di network viene operata dall’atto della comunicazione che, a sua volta, si configura come processo di condivisione di significato tramite lo scambio d’informazione: «La continua trasformazione delle tecnologie di comunicazione nell’era digitale estende la portata dei media a tutti gli ambiti della vita sociale in un network che è al contempo globale e locale, generico e personalizzato, secondo uno schema in continuo mutamento» (Castells 2012, XIX). Il sociologo in questione sostiene che il mutamento più rilevante nel mondo della comunicazione sia collocabile nella nascita dell’“autocomunicazione di massa”, che trova espressione nell’uso di Internet e delle reti senza fili come piattaforme di comunicazione digitale. Nella società contemporanea, concettualizzata come “società in rete”, il potere è multidimensionale ed è organizzato intorno a reti programmate che influenzano la mente umana tramite network multimediali di comunicazione di massa. Pertanto, le reti di comunicazione costituiscono fonti cruciali per la creazione di potere.
I movimenti sociali esercitano contropotere autocostruendosi mediante un processo di comunicazione autonoma, libera dal controllo di quanti detengono il potere istituzionale: «la tecnologia digitale consente la riproduzione virtuale di contesti altrimenti inesperibili, diffondendo i luoghi, attraverso una loro estensione online, e la creazione di circuiti itineranti, transitanti sull’orizzonte ucronico e utopico del Web» (De Feo 2009, 92). Il M5S, servendosi degli strumenti offerti dalla rete, intende favorire una circolazione incontrastata dei propri contenuti politici e dei fondamenti ideologici. Poiché i mass media sono prevalentemente sotto il controllo dei governi e delle corporation, nella società in rete l’autonomia comunicativa si dispiega soprattutto nelle piattaforme della comunicazione senza fili: i social media digitali offrono la possibilità di deliberare e coordinare l’azione senza eccessive restrizioni. Questa, tuttavia, rappresenta solo una delle componenti dei processi di comunicazione tramite cui i movimenti sociali si relazionano alla società. È necessario altresì palesare la propria presenza attraverso la creazione di uno spazio pubblico all’interno delle aree urbane.
La piazza, quale luogo d’incontro e di aggregazione per antonomasia, costituisce un’ulteriore piattaforma per la partecipazione attiva alle dinamiche di un movimento, quale, appunto, quello di Grillo. In particolare, poiché lo spazio pubblico istituzionale – designato per le deliberazioni a livello costituzionale – è occupato dagli interessi delle élite dominanti, allora i movimenti sociali sono obbligati a ritagliarsi un nuovo spazio pubblico non limitato ad internet, ma visibile nei luoghi della vita sociale. Il leader del MoVimento, consapevole dell’importanza assunta dagli incontri assembleari, pone nella piazza lo strumento speculare rispetto a quello della rete: «nella nostra società, lo spazio pubblico dei movimenti sociali viene costruito come uno spazio ibrido tra i social network di Internet e lo spazio urbano occupato: integrare tra loro il cyberspazio e lo spazio urbano in un’interazione continua finisce per costruire, in senso tecnologico e culturale, comunità istantanee di pratica trasformativa» (Castells 2012, XXIV). Alla base di un movimento sociale deve esserci – perché possa considerarsi tale – un fitto reticolo comunicazionale che favorisca coesione e compattezza tra i membri, promuovendo la condivisione di informazioni, idee e proposte, e che consenta a ciascun individuo facente parte del gruppo di ricevere in tempo reale aggiornamenti e comunicazioni di diverso tipo. In particolare, sarà opportuno comprendere: in che modo i soggetti – e, nel caso specifico, i “Grillini”, ma anche eventuali osservatori esterni – costruiscono reti collegandosi, mentalmente e in via telematica, con altri individui, e per quali specifici motivi sono in grado di implementare tali connessioni, in un processo di comunicazione che sfocia nell’azione collettiva; come questi network riescono a contrattare la diversità di interessi e valori presenti nella rete stessa per focalizzare l’attenzione su di una serie di obiettivi comuni; secondo quali modalità tali network si relazionano alla società nel suo insieme; e come e perché questa connessione spinge i singoli ad ampliare la rete costruita per resistere alla dominazione e a impegnarsi in una ribellione multidirezionale contro un ordine sociale e politico ritenuti ingiusti.
È importante notare che, perché un movimento sociale prenda forma, la spinta emotiva dei singoli deve legarsi a quella di altri individui. Ciò, ovviamente, richiede un processo di comunicazione che si caratterizzi per due requisiti operativi basilari: la consonanza cognitiva tra mittenti e destinatari dei messaggi e un efficace canale di comunicazione. La struttura portante del M5S si fonda proprio sulle piattaforme online che favoriscono l’innescarsi di un flusso comunicativo continuo ed ininterrotto, seppur diversificato in relazione alle diverse tematiche progressivamente affrontate: al fine di legare tra loro le esperienze individuali, dando vita così ad un aggregato sociale reale ma anche virtuale, è dunque necessario un processo di comunicazione in grado di propagare eventi, emozioni e progetti del gruppo che ne è sotteso: «più tale processo è veloce e interattivo, e più diventa probabile l’avvio di un processo di azione collettiva, radicato nell’indignazione, sospinto dall’entusiasmo e motivato dalla speranza» (ivi, XXVIII). La storia insegna che i movimenti sociali sono indissolubilmente legati a peculiari meccanismi di comunicazione: discorsi, manifesti e statuti, trasmessi da un individuo all’altro mediante la stampa, lo strumento del passaparola, o da qualsivoglia canale di comunicazione disponibile in quel dato periodo. In epoca contemporanea, le reti digitali di comunicazione orizzontale costituiscono i canali comunicativi più veloci, pervasivi e interattivi dei quali l’essere umano abbia mai usufruito. Nella prospettiva di Castells, le caratteristiche dei processi di comunicazione avviati dagli individui coinvolti nel movimento sociale determinano le peculiarità organizzative del movimento sociale stesso, e «più la comunicazione è interattiva e autoconfigurabile, minore è il livello gerarchico e maggiore la partecipazione» (ibidem). Tale aspetto, tuttavia, richiede un’attenta opera di contestualizzazione, in relazione alle numerose tipologie di movimenti attualmente esistenti.
Nello specifico, il MoVimento di Grillo, pur ripromettendosi di assumere un’impostazione prettamente democratica, imperniato com’è sui concetti di partecipazione collettiva ai processi decisionali, tuttavia – secondo il parere di scrive –, risulta avere palesi connotazioni di gerarchizzazione e verticismo, proprio per la funzione e il ruolo centrali assunti dal suo fondatore, che finisce spesso per risultare più autoritario che autorevole, imponendo comunque le sue scelte ed il suo punto di vista. È tuttavia opportuno sottolineare che più le idee vengono generate dall’interno del movimento, sulla base dell’esperienza dei suoi partecipanti, e più il movimento sarà rappresentativo. In definitiva, le caratteristiche proprie dei movimenti sociali descritte da Castells sono così sintetizzabili: operano in rete sotto una molteplicità di forme; lo spazio dell’autonomia è la loro nuova forma spaziale; i movimenti sono al contempo locali e globali; presentano origini in gran parte spontanee e generalmente dovute ad una scintilla di indignazione; hanno un carattere decisamente politico in senso stretto.

Limiti d’applicabilità

Tutti i movimenti sociali della storia, anche quelli in rete assumono determinate caratteristiche a seconda del contesto sociale, politico e culturale in cui operano. Nello specifico, il movimento in analisi è composto prevalentemente, ma non solo, da individui che hanno buone capacità di utilizzo delle tecnologie digitali nel mondo ibrido della virtualità reale. Tuttavia, è necessario considerare il limite sostanziale connesso all’effettivo grado di accessibilità del cyberspazio: non tutti sono in grado di servirsi della rete e il cosiddetto digital divide comprende forme di esclusione di tipo sociale, politico e comunicativo, legate a diversi fattori, tra i quali, ad esempio, il divario generazionale e culturale (Pitteri 2007), nonché il ritardo nello sviluppo della banda larga. Pertanto, è possibile definire il fenomeno secondo tre ambiti: divario organizzativo, derivante dal diverso grado di utilizzo delle tecnologie di rete tra Nord e Sud ed associata alla difficoltà d’erogazione di servizi innovativi da parte dei Comuni di ridotta dimensione demografica; divario infrastrutturale, rintracciabile nella disomogeneità che caratterizza la diffusione della banda larga; divario generazionale e culturale, connesso alla distanza nell’accesso alla cultura del web per alcune fasce della popolazione. Questa constatazione induce a riflettere sulla validità di un sistema politico basato largamente sulla comunicazione online, del quale il M5S si fa fautore, alla luce dell’impossibilità di un coinvolgimento complessivo dell’intera popolazione nei processi decisionali e gestionali, che rischia di creare nuovi fenomeni di emarginazione potenzialmente associati anche al livello di formazione, alla classe sociale e al deficit di motivazione al cambiamento e all’innovazione. Si rischia altresì di incorrere in una partecipazione deresponsabilizzata ed anonima, nel sovraccarico di informazioni, nell’assenza di regole decisionali e linee guida consolidate connesse a scarsi livelli d’esperienza, fattori, questi, che determinerebbero uno stravolgimento delle caratteristiche fondamentali della democrazia tradizionalmente intesa (Patrignani 2013).
A tal proposito, sarà utile analizzare la posizione di Evgenij Morozov – esperto di nuovi media e studioso degli effetti dispiegati sulla società e sulla politica dalla diffusione della tecnologia –, che, in The Net Delusion: The Dark Side of Internet Freedom (trad. it. L’ingenuità della rete. Il lato oscuro della libertà di Internet), sviluppa un’accurata disamina dei rischi connessi all’utilizzo del web nelle tradizionali pratiche della politica, in antitesi rispetto al dilagante “cyber-ottimismo”. Il politologo bielorusso si schiera contro la tesi secondo la quale si starebbe progressivamente diffondendo una nuova forma di democrazia globale scaturita dalla rete: l’autore scardina le comuni ideologie legate al ruolo salvifico della rete – quale potenziale alternativa alle pratiche politiche e associative tradizionali –, in favore di una distribuzione egualitaria degli strumenti di partecipazione resa possibile dalle potenzialità del web. Morozov, attraverso una minuziosa analisi degli interessi economici e politici che si celano dietro questa retorica – pur concordando con l’idea dell’eccezionale potenzialità della rete in termini di comunicazione e vantaggi offerti ai soggetti –, tuttavia sostiene che è necessario sapersi destreggiare nell’irretito spazio virtuale di internet per evitare di esserne strumentalizzati.
Pertanto, in quanto fautore e convinto sostenitore di una visione critica e radicale della “retorica digitale”, Morozov espone il suo punto di vista in materia di movimenti politici nati sul web, situandosi in uno spazio ideologico diametralmente opposto rispetto a quello di chi, come Castells (2012), vede proprio in internet il futuro della democrazia contemporanea. In particolare, secondo il punto di vista dell’autore – esposto in una recente intervista rilasciata ad una giornalista de La Repubblica –, il principale fattore di successo del M5S è collocabile proprio nella retorica digitale che induce le masse a “riempire il vuoto politico di totalitarismo o managerialismo”. Specularmente al caso italiano, negli Stati Uniti si sta affermando il fenomeno della “politica-marketing”: espressione, questa, che mira a sottolineare la sempre più diffusa tendenza da parte delle forze politiche a plasmare messaggi su misura per gli elettori, minacciando in tal modo il messaggio di tipo tradizionale calibrato sull’interesse collettivo (Morozov 2011). Secondo il politologo, quello del M5S costituisce un caso piuttosto raro di movimento nato e cresciuto sul web e capace di ottenere un successo elettorale di tale portata, ad eccezione dei partiti Pirata in Svezia e Germania che, seppur in diversa misura, hanno sperimentato metodi simili. Morozov, pur attribuendo un ruolo determinante al multidimensionale strumento della rete, tuttavia sostiene che il fenomeno in analisi sia da associare piuttosto ai problemi strutturali della politica e dell’economia che ormai da tempo attanagliano il contesto italiano. Pertanto, la rete costituirebbe semplicemente un canale utilizzato dalla compagine sociale per far emergere e palesare il proprio dissenso, e non sarebbe esso stesso un fattore scatenate originario. Ciò, in effetti, troverebbe conferma nell’ormai attestata tendenza di Grillo ad utilizzare, specularmente a quello virtuale, anche lo strumento della piazza, che – come sottolineato da Castells (2012) – fondendosi con il cyberspazio di internet, dà vita allo “spazio dell’autonomia”. Dunque, il principale (e forse unico) contributo della rete andrebbe ricercato nella riduzione dei costi della comunicazione: i leader e le gerarchie sono necessari per la creazione di carisma e la diffusione di una percezione di un’idea di coesione e credibilità nei processi di negoziazione con gli altri partiti. Morozov valuta con estremo scetticismo lo strumento della rete e, riferendosi all’attuale situazione della politica italiana, afferma che è preferibile un sistema imperfetto rispetto all’eliminazione di ogni spazio di manovra ed alla sostituzione della politica con una forma di “managerialismo o di totalitarismo populista”.
In particolare, le piattaforme online per la partecipazione ai processi decisionali, di selezione dei candidati e di votazione, risultano essere accessibili solo agli iscritti di lunga durata; al contrario, il blog di Grillo costituisce lo spazio pubblico – e quindi effettivamente democratico –, in cui il dibattito si svolge in modo aperto e trasparente. Nell’ideologia di Morozov, molti strumenti social del web 2.0 hanno indotto l’utente della rete a pensare che il loro funzionamento sia fondato su criteri di oggettività standard e neutrali, nonostante questa congettura non corrisponda a ciò che avviene realmente. Egli, infatti, sostiene che progetti come Wikipedia, Google e Twitter mirano a pilotare il comportamento dell’utenza verso predeterminante linee d’azione. Il carattere democratico e l’impostazione orizzontale dei new media costituirebbero, in realtà, false proprietà costitutive che, di conseguenza, tendono ad essere assegnate anche ai fenomeni che, proprio in rete, nascono e si sviluppano. Al riguardo, Morozov esprime un punto di vista radicalmente negativo: «secondo me molte delle piattaforme online usate per l’impegno politico funzionano più o meno come scatole nere che nessuno può aprire e scrutare. La gente ha l’illusione di partecipare al processo politico senza avere mai la piena certezza che le proprie azioni contano. Non è esattamente un buon modello per la ridefinizione della politica» (Menichini 2013).
Le piattaforme per la partecipazione online alla vita di un partito che proprio in Internet pone il suo spazio di discussione e di confronto, come, appunto, quello di Grillo, non assicurano un accesso democratico ai processi decisionali. Inoltre, l’eventuale e futura affermazione di modalità di partecipazione alla politica unicamente basate sulle tecnologie digitali – e derivanti da una riformulazione dei canonici processi amministrativi ed elettorali, rappresenterebbe un fattore estremamente lesivo dei classici principi democratici. L’Italia, infatti, è interessata da una diffusa carenza di infrastrutture digitali, dovuta alle difficoltà d’accesso alla banda larga (ibidem). I software open source per i processi decisionali, come appunto i Meetup e Liquidfeedback, mediante l’analisi dei dati e delle informazioni prodotte dall’utenza – con la relativa possibilità di operare “targettizzazioni” della base sociale di riferimento –, consentono a partiti e politici di formulare promesse e stilare programmi elettorali sempre più personalizzati, inducendo i soggetti cui sono rivolti a votare per quello specifico schieramento. Opinione pienamente condivisibile, quella di Morozov, è che il vecchio sistema dei media – in cui un partito era obbligato a diffondere un messaggio unico e universale –, costringeva i politici ad ancorarsi saldamente alle proprie ideologie, ad essere coerenti e a cristallizzare le posizioni originariamente assunte. Ancora, il politologo bielorusso ritiene che un rapporto eccessivamente diretto con l’elettorato possa minare i classici criteri di coerenza e trasparenza dell’agire politico.
Alla luce degli argomenti proposti Castells e Morozov per decantare la funzione salvifica della rete, nel primo caso, e per evidenziare limiti e rischi che caratterizzano il cyberspazio, nel secondo, appare chiaro, nell’opinione di chi scrive, che entrambe le posizioni esposte risultano essere radicali e deterministiche. Gli autori si collocano agli estremi di un continuum ideologico lungo il quale possono essere rintracciati punti di vista meno rigidi e inflessibili. Queste visioni opposte sono ispirate da due concezioni riduzioniste del rapporto intercorrente fra tecnologia e società: «da un lato, il “determinismo tecnologico” (secondo cui la tecnologia sarebbe la causa principale delle trasformazioni sociali) e, dall’altro, il “determinismo sociale” (secondo cui la società modella la tecnologia in base alle proprie esigenze). La realtà è ovviamente più complessa e se è vero che le tecnologie della comunicazione hanno prodotto trasformazioni rilevanti nel nostro modo di intendere e comprendere la politica, è pur vero che la società recepisce in maniera attiva le innovazioni tecnologiche, appropriandosene e plasmandole in base ai propri bisogni e orizzonti culturali» (Mosca e Vaccari 2012, 171-172). Piuttosto che collocare nella rete parte del presente e l’intero futuro della politica e della democrazia, e invece di guardare con totale sfiducia e sospetto alle possibilità offerte da internet, sarebbe più opportuno promuovere un rapporto di reciproca collaborazione tra vecchi e nuovi strumenti di partecipazione, così da superare i limiti strutturali di ciascuna tipologia, favorire un più ampio accesso da parte dei cittadini ai processi decisionali, attivare flussi informativi standard e ugualmente fruibili da parte dei diversi strati della compagine sociale di riferimento, assicurare, in definitiva, una mutua interdipendenza tra canali e piattaforme tradizionali e innovative.
L’interesse nei riguardi del MoVimento trova spiegazione anche in fattori di natura organizzativa, oltre che elettorale. Al fine di comprendere le caratteristiche strutturali e le modalità di funzionamento della complessa rete che permette al MoVimento di funzionare e svilupparsi, è necessario analizzare alcune delle piattaforme utilizzate da Grillo – con finalità di promozione e coordinamento – per favorire la partecipazione dei soggetti ai processi decisionali: «le reti sociali digitali basate su internet e sulle piattaforme wireless sono strumenti decisivi per la mobilitazione, l’organizzazione, il coordinamento, il processo deliberativo e decisionale. Eppure il ruolo di Internet va oltre quello puramente strumentale: crea le condizioni per una forma di pratica condivisa che consente a un movimento di sopravvivere, decidere, coordinarsi ed espandersi» (Castells 2012, 191). Internet fornisce la piattaforma di comunicazione organizzativa adatta a tradurre la cultura della libertà nella pratica dell’autonomia. I siti di social network sono diventati piattaforme per attività di ogni tipo, non soltanto per le amicizie personali o per le chat, ma anche per il marketing, il commercio elettronico, l’istruzione, la distribuzione di media e di intrattenimento e, appunto, l’attivismo socio-politico: «sono state perciò la cultura della libertà, a livello sociale, e la cultura dell’individuazione e dell’autonomia, a livello degli attori sociali, a spingere contemporaneamente le reti su Internet e i movimenti sociali in rete» (ivi, 194).
Il MoVimento non si oppone, in teoria, al principio della democrazia rappresentativa, ma ne denuncia la pratica così come viene applicata, non riconoscendone la legittimità. In base a queste condizioni, esistono scarse possibilità per un’interazione diretta e positiva tra il movimento e la classe politica tradizionale «verso una riforma politica, ovvero una riforma delle istituzioni della governance capace di ampliare i canali della partecipazione politica e di limitare il peso delle lobby e dei gruppi di pressione sul sistema politico, essendo queste le obiezioni fondamentali mosse da gran parte dei movimenti sociali» (ivi, 197). I sostenitori del M5S concordano nel denunciare “la farsa degli ideali democratici”: da un diffuso sentimento di sfiducia nei riguardi delle forze politiche convenzionali, è emersa la necessità di reinventare la democrazia, trovando modi per consentire agli esseri umani di organizzare la propria esistenza in base a principi comunemente condivisi. Nell’ideologia di Castells, l’eredità dei movimenti sociali in rete sarà «quella di aver fatto emergere la possibilità di apprendere di nuovo come vivere insieme. Nella democrazia reale» (ivi, 207). Applicata al movimento in analisi, tuttavia, tale predizione – secondo l’opinione di chi scrive – appare forzata e improbabile.

Piattaforme e democrazia elettronica

L’e-democracy, perché possa considerarsi uno strumento utile ed efficace, dovrà affiancarsi alle forme tradizionali d’espressione della propria ideologia, e non sostituire ciò su cui il Paese, ormai da tempo, si fonda e si sviluppa. In particolare, Liquidfeedback è un software open source adoperato dai “pirati” tedeschi di Interaktive Demokratie ed tradotto in Italia dai volontari dei Meetup, i circoli del M5S. Lo strumento in analisi prevede una fase di discussione ed una di votazione per la selezione delle issue da portare in Parlamento o nei consigli comunali: «le decisioni vengono prese con il cosiddetto “metodo Schulze”, che consente di esprimere una lista ordinata di preferenze, creando così una gerarchia degli interventi approvati in base alla loro popolarità» (Biorcio e Natale 2013, 159). L’agenda del movimento è quindi costruita in base alle mozioni più votate e, allo stesso modo, possono essere selezionati i programmi elettorali, le candidature e i temi da affrontare nei dibattiti interni. Teoricamente, Liquidfeedback consentirebbe di realizzare il mandato popolare stricto sensu, nella misura in cui i cittadini possono assegnare mandati per azioni specifiche (proxy vote), istantaneamente revocabili in caso di operato non soddisfacente. Tuttavia, la piattaforma in questione non è stata utilizzata per le “parlamentarie” del M5S «anche alla luce dei dubbi espressi dagli stessi creatori del sistema in merito alla possibilità di manipolazione del processo e di instaurare una dittatura degli attivisti» (ivi, 160). È attualmente in corso una sperimentazione da parte del Meetup siciliano per sostenere gli eletti nel consiglio regionale. In tal senso, proprio per la mancata adozione di uno strumento di democrazia “liquida” – nella quale i cittadini possono decidere in che forma esercitare il proprio potere politico, integrando congiuntamente i concetti di democrazia diretta e rappresentativa –, il M5S è spesso criticato per non avere uno spazio neutrale di discussione democratica (Bordignon e Ceccarini 2013).
Beppegrillo.it è il blog del leader del M5S. Nato nel 2005, il blog si configura come spazio virtuale nell’ambito del quale Grillo svolge le sue attività di influencer. Il progetto è stato realizzato con la collaborazione di Gianroberto Casaleggio, esperto di strategie di comunicazione in rete. Il blog è strutturato secondo un rigido controllo della partecipazione, accogliendo prevalentemente i post di Grillo ma anche contributi diversi, come lettere aperte o dichiarazioni di sostegno.
Ed ancora, Meetup è una piattaforma nata negli Stati Uniti per favorire la formazione ed il coordinamento di gruppi locali, nonché l’organizzazione di eventi e incontri sul territorio, ed è stata utilizzata con successo dal candidato democratico Howard Dean per incoraggiare la partecipazione dal basso nella sua campagna per le primarie, in vista delle elezioni presidenziali del 2004 (Biorcio e Natale 2013). Il progetto Meetup viene presentato il 16 luglio 2005 per consentire a coloro che seguivano il blog di discutere, prendere iniziative, condividere idee e proposte: «la piattaforma cerca di creare un ambito dove possono collegarsi esigenze di socialità e di gestione del tempo libero con l’interesse per i problemi sociali e politici partendo dal livello territoriale» (ivi, 81). In quanto strumento organizzativo del M5S, anche questa piattaforma – come il blog – è gestita dalla Casaleggio Associati e si basa sulla logica del decentramento, associato però ad un rigoroso controllo da parte del centro. Al momento, si registrano più di 600 Meetup della rete di Grillo, dislocati in 14 paesi differenti. Tra quelli italiani, si sono distinti i Meetup di Cento, Milano e della Sicilia, in quanto collegati alle consultazioni regionali. Emblematico è il caso di Parma, con l’elezione primo sindaco del M5S. I Meetup sono diventati il principale mezzo di organizzazione e comunicazione del movimento, nonché la rete di coordinamento per le iniziative intraprese dal leader. L’“arcipelago Grillo” ingloba anche iniziative in rete di diverso genere che fungono da collante dell’intera strategia comunicativa: produzioni dell’editore Casaleggio legate alle attività del blog e di Grillo; iniziative avviate per la diffusione del concept del movimento; interventi sul tema ambiente (Diamanti e Natale 2013). Rientrano, ancora, nel catalogo degli strumenti del MoVimento il Grillorama, lo shop digitale dove è possibile acquistare prodotti del leader, e il canale di Youtube (#boomcentostelle), che consente di rivedere video e registrazioni degli incontri in videoconferenza fra i membri dei Meetup.
In particolare, «gli elettori del M5S hanno una chiara percezione delle potenzialità innovative ma anche dei problemi da affrontare per la direzione e la gestione del movimento. Una larga maggioranza (86%) giudica il MoVimento 5 Stelle più democratico degli altri partiti “perché permette a tutti di intervenire sulle sue proposte e sui suoi candidati alle elezioni”. […] Ma un ampio settore dei suoi elettori (41%) segnala anche le possibili carenze di democrazia “perché tutte le decisioni le prendono Grillo e Casaleggio» (Diamanti e Natale 2013, 60). Gli spazi di discussione e di deliberazione democratica sono stati costruiti utilizzando le potenzialità della rete: il blog, i Meetup, le consultazioni per la scelta dei candidati, la formazione dei programmi. Tuttavia, in seguito all’ingresso di rappresentanti del movimento nelle istituzioni comunali e regionali «è emersa la necessità di definire forme organizzative e pratiche democratiche anche offline, sul territorio. La democrazia diretta basata soprattutto sulla rete deve misurarsi con la democrazia rappresentativa che si è espressa con il voto per i rappresentanti del M5S eletti nelle istituzioni» (Biorcio e Natale 2013, 145). A tal proposito, si sono registrate discussioni e polemiche connesse al tentativo d’assunzione di un ruolo personale più autonomo da parte di alcuni consiglieri dell’Emilia Romagna, forti della legittimità e della visibilità progressivamente acquisite.
Nello specifico, ci si riferisce all’iniziativa di Valentino Tavolazzi, consigliere comunale di Ferrara, che, dopo aver organizzato a Rimini il 3 e 4 marzo 2012 un incontro di attivisti del M5S al fine di mettere in discussione i poteri di Grillo e Casaleggio e le regole per le decisioni, è stato allontanato perché ritenuto promotore di cambiamenti politici e organizzativi che avrebbero potuto rendere il MoVimento più simile agli altri partiti. Emblematico è il caso del consigliere regionale Giovanni Favia, il quale, in un “fuorionda” ottenuto da un giornalista di La7 al termine di un’intervista, si scaglia contro il M5S denunciandone la sostanziale mancanza di democrazia. E ancora, la polemica del consigliere comunale di Bologna Federica Scalsi, espulsa da Grillo per alcune scelte compiute non conformi all’ideologia del MoVimento – per aver cioè partecipato ad un talk show – ha avuto molto rilievo sui media, sollevando numerose critiche nei riguardi del M5S e delle metodologie utilizzate nei processi decisionali e di policy making. Elementi di criticità sono collocati nell’assenza di dibattito e nel ruolo di overlord giocato da Grillo e Casaleggio, nonché nella trasparenza – da più parti contestata – del metodo di selezione dei candidati durante le parlamentarie (Bordignon e Ceccarini 2013). Dunque, si assiste ad un capovolgimento della funzione originaria per la quale le tecnologie della rete erano state originariamente concepite e adottate dal movimento: da strumenti atti a favorire l’implementazione di pratiche di democrazia liquida, si sono trasformati in supporti di un’effettiva forma di leadership monocratica (Morozov 2011).
In definitiva, «i movimenti sociali sono stati, e continuano a essere, le leve portanti di trasformazioni sociali in senso ampio. Generalmente tali movimenti emergono da una crisi delle condizioni generali che rende la vita quotidiana insopportabile per la maggior parte delle persone e sono dovuti alla profonda sfiducia nelle istituzioni politiche che governano la società. La combinazione tra il degrado delle condizioni materiali di vita e la crisi di legittimità dei governanti nella gestione della res pubblica induce la gente a prendere in mano la situazione, impegnandosi in azioni collettive al di fuori dei canali istituzionali convenzionali a difesa delle proprie richieste, ed eventualmente per cambiare sia i governanti sia le norme che condizionano la loro vita» (Castells 2012, 181). Tuttavia, pensare alla rete come un luogo di propagazione naturale della democrazia appare iperbolico e fuorviante: perché si inneschino processi di cambiamento sociale e trasformazione politica è necessario restare ancorati alla realtà: il web si configura dunque come «un canale complementare e non sostitutivo rispetto agli altri mezzi di informazione: non è quindi opportuno contrapporre due realtà, quella online e quella offline, che sono invece strettamente collegate fra loro […]. Insomma, come questo caso dimostra, adozione e uso massiccio delle tecnologie non sono sufficienti a superare un dilemma classico delle organizzazioni politiche, ovvero quella tensione irrisolta fra desiderio di partecipare attivamente alle decisioni da parte della base ed esigenze di esercitare un controllo ferreo da parte di una dirigenza oligarchica» (Mosca e Vaccari 2012, 193-194).

 

 

 

Riferimenti bibliografici
BIORCIO, R., NATALE, P. (2013), Politica a 5 stelle. Idee, storia e strategie del movimento di Grillo, Milano: Feltrinelli Editore.
BORDIGNON, F., CECCARINI, L. (2013), Five Stars and a Cricket. Beppe Grillo Shakes Italian Politics, South European Society and Politics, doi:10.1080/13608746.2013.775720
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AUGUSTO COCORULLO – UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI NAPOLI “FEDERICO II” – DIPARTIMENTO DI SCIENZE SOCIALI – DOTTORATO DI RICERCA IN SCIENZE SOCIALI E STATISTICHE – XXIX CICLO

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Un pensiero su “E-democracy di Augusto Cocurullo

  1. Premesso che leggere gli articoli di Augusto è per me di grande crescita personale, in quanto affronta argomenti di grande attualità ed importanza non solo per noi che con il blog cerchiamo di creare nuove realtà sociali, ma anche per la democrazia e la politica in senso generale, mi auguro che quante più persone possibili, con il suo aiuto, riescano a comprendere la realtà in cui viviamo ed in cui vivremo. In particolare, questo articolo esamina le interpretazioni sociologiche dei movimenti sociali che nascono in rete. Se da un lato, infatti, sociologi come Castells ritengono che “più la comunicazione è interattiva e autoconfigurabile, minore è il livello gerarchico e maggiore la partecipazione” e che “i movimenti sociali sono stati, e continuano a essere, le leve portanti di trasformazioni sociali in senso ampio”, dall’altro lato sociologi più critici come Morozov ritengono che “la gente ha l’illusione di partecipare al processo politico senza avere mai la piena certezza che le proprie azioni contano”. Forti di questa visione critica, staremo in guardia dall’illusione di partecipazione al processo politico e cercheremo di contribuire con basi più solide a quei movimenti di trasformazione economica e sociale del nostro tempo. Grazie mille di nuovo!

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