Avere o essere? Risposta all’articolo di Vittorio Cugnin


Caro cugino, hai colto assolutamente in pieno il senso di questo blog ed il tuo contributo, nonostante la tua giovane età, è sicuramente tra i più lucidi ed i più maturi. Vorrei, come premessa, segnalare a te – ed a quanti altri non ne siano ancora al corrente – il “Manifesto per la salute” del Lancet: anch’esso dà grande importanza ai danni che un eccesso di consumo (un iperconsumo..) arreca quotidianamente alla biosfera ed alla salute del mondo intero.
Detto questo, nell’analisi del tuo saggio, viene ad assumere notevole rilevanza la distinzione tra essere ed avere: hai colto benissimo il loro significato nel mondo odierno, sulla scia dell’ormai classico “Avere o essere?” del grande Erich Fromm (peraltro anche lui tra i fondatori della Scuola di Francoforte), secondo il quale essi sono “due fondamentali modalità di esistenza, due diverse maniere di atteggiarsi nei propri confronti ed in quelli del mondo, due diversi tipi di struttura caratteriale”.
Tuttavia, non essendo questo il luogo per un’analisi del saggio frommiano, vorrei limitarmi solo ad alcuni interrogativi: perché, ad esempio, diverse persone scelgono la modalità dell’avere?
La risposta non è facile e probabilmente è da riportarsi, come sottolineato in altri articoli, al fatto che è la società stessa ad imporsi come substrato psichico di individui non liberi.
Di conseguenza, un altro interrogativo di grande rilevanza risulta questo: perché la società si organizza in maniera tale da imporre psicologicamente l’iperconsumo, ossia la modalità dell’avere?
Fu la stessa Scuola di Francoforte, ormai 80 anni fa, a dare la più razionale risposta a questo interrogativo: il fatto che l’individuo fosse in procinto di liberarsi dai bisogni materiali, e quindi dal dominio, impose la creazione di un nuovo sistema di dominio, basato non più solo sui bisogni primari, ma anche – come giustamente hai ricordato – sui bisogni secondari.
È la ricerca di questi bisogni secondari a mantenere l’individuo sotto il giogo del dominio.
È lo stesso Bauman, che anche tu hai giustamente citato, nel suo capitale “L’etica in un mondo di consumatori” a sottolineare come “il segreto di qualsiasi società di successo è fare in modo che gli individui desiderino di fare quello che il sistema necessita che essi facciano per potersi riprodurre”.
In conclusione, posta la situazione in questo senso, come tu rilevi, “in medio stat virtus”: nessuno vuole proporre un anacronistico ritorno ad un mondo pretecnologico, ma occorre sviluppare metodi armonici tra l’uomo e la natura ed il ricercarli è proprio uno dei fini di questo blog.

PS un mondo iperconsumistico risulta ancor più assurdo se si pena che 25.000 persone al giorno muoiono di fame e che quasi un miliardo di persone al mondo soffre di fame.

 
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