Banksy di Federica Florio


Basta solo il nome a dare il via ad accese conversazioni e a suscitare intrigo e curiosità. Egli è, senza alcuna ombra di dubbio, il più famoso e controverso street artist sulla scena mondiale e ad il suo lavoro diventa sempre più intrigante ad ogni nuovo capolavoro, considerando il fatto che l’artista continua a tenere segreta la propria identità. Le sue opere hanno fatto scalpore in America , Australia, Inghilterra, Francia , Israele , Giamaica e Palestina. I suoi messaggi satirici attraversano i confini tra arte,  politica, la sociologia , l’umorismo, il narcisismo. Sulla base di dichiarazioni personali, l’opera dell’artista sembra essere nata dopo un evento particolare. Egli racconta di quando, insieme ad un gruppo di amici, dipingeva graffiti sulle pareti di un treno fino a quando fu colto sul fatto dalla polizia. Banksy finì per nascondersi sotto un camion della spazzatura  e, mentre giaceva a terra in una pozza di petrolio, pensava ad un modo per rendere il processo di disegno più veloce e fu in quel momento che, vedendo le lettere realizzate con lo stencil sul fondo del camion, che nacque la sua arte. Banksy riesce ad essere unico nel suo genere grazie anche alle numerose iniziative che lo hanno contraddistinto:  infatti pare che le furtive apparizioni nei musei più famosi del mondo, tra cui il Brooklyn Museum, il Louvre ed  il Metropolitan Museum, lo abbiano reso famoso al punto da farsi desiderare dappertutto, che si parli di una grande metropoli o di un piccolo quartiere, e soprattutto dai più accaniti collezionisti.

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“Beautiful eyes”, Metropolitan Museum, Banksy

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Nobile francese che realizza graffiti sulla pace, Brooklyn Museum, Banksy

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Riproduzione della Monnalisa, Louvre, Banksy

Animato dal desiderio di comunicare un messaggio,  I suoi disegni – poliziotti, bambini, membri della famiglia reale inglese e topi sparsi in tutta Londra – sono a volte accompagnati da slogan: spesso hanno un messaggio contro la guerra, il capitalismo, il potere e l’avidità. Tra gli stencil più famosi vanno ricordati i famosi Rats: Il soggetto dei topi è stato scelto sia in quanto odiati, cacciati e perseguitati, eppure capaci di mettere in ginocchio intere civiltà, sia come denuncia ad una politica che vieta la libertà di pensiero e di espressione, in una società interamente controllata dai mass media e dalla stessa politica.

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Banksy è attivo anche in campo sociale, infatti la sigla della puntata dei Simpson trasmessa il 10 ottobre 2010 è firmata con il suo nome. L’artista pone l’accento sulla questione dello sfruttamento sul posto di lavoro: lavoratori asiatici, tra cui anche bambini e specie animali protette, producono in condizioni disumane i fotogrammi del cartone animato e il suo merchandising. La sequenza mostra provocatoriamente immagini di sfruttamento della manodopera minorile e violenza sugli animali (l’imbottitura delle bambole raffiguranti Bart Simpson è infatti ricavata dalla triturazione di gatti) e si conclude con il celebre stabile della Fox (quello che appare all’inizio di ogni film) trasformato in carcere di massima sicurezza.

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Impegnato anche da un punto di vista politico, Banksy ha dipinto murales sulla barriera di separazione israeliana, realizzata dal governo israeliano nei territori della Cisgiordania (soprattutto a BetlemmeRamallah e Abu Dis). Questa serie di graffiti rappresentano un invito alla pace, alla riflessione sulla condizione umana, soprattutto infantile.

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Bambino soldato

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Banksy realizza un ragazzo che, durante la guerra, sostituisce i sassi con mazzi di fiori

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Contro la guerra in Palestina, realizzato sulla barriera di separazione israelianaImmagine

“Bambina con il palloncino rosso”,contro la guerra in Siria

L’artista affronta anche tematiche legate all’avvento spietato del consumismo che, a suo avviso, sembra divorare la società industrializzata, senza che essa ne sia cosciente. A tal proposito realizza una serie di graffiti in varie parti del mondo che lasciano spazio ad un’attenta e profonda riflessione su quanto l’uomo sua influenzato dai mezzi di comunicazione che spingono l’uomo a consumare in sovrabbondanza, a distruggere se stesso e, soprattutto, il mondo in cui vive.         Immagine

Simbolo del consumismo estremo che distrugge la natura

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“Sirens of Lambs”, un camion di consegna dei mattatoi che gira per la zona dove si confeziona la carne

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Il “lavaggio del cervello” imposto dai mezzi di comunicazione che trasformano la società, creando automi ed individui stereotipati, persone a cui piacciono le stesse cose, vedono le stesse cose, ascoltano le stesse cose e, soprattutto, pensano le stesse cose.        Banksy non si pone l’obiettivo di cambiare lo stato delle cose, sebbene nelle sue opere sia evidente la rappresentazione di una società marcia dentro, ferma alla sola apparenza, contornata da una felicità e da un benessere entrambi fittizi. Ci si ferma alla superficie, non si ha interesse nello scoprire quello che c’è al di sotto. L’individuo crede di poter scegliere, crede che la società lo lasci libero di prendere decisioni personali, ma in realtà è proprio in quel momento che cresce dentro ogni membro di quella stessa società una “passività morale”, che ha già scelto per tutti. Con i suoi graffiti contro la guerra, il consumismo, il capitalismo e la violenza Banksy cerca di suscitare una riflessione nei membri di quella stessa società assopita e travolta dall’avvento della modernità e della tecnologia.  “La TV ha fatto sembrare inutile andare a teatro, la fotografia ha praticamente ucciso la pittura, ma i graffiti sono rimasti gloriosamente incontaminati dal progresso. Chi davvero sfregia i nostri quartieri sono le aziende che scribacchiano slogan in formato gigante sulle facciate degli edifici e sulle fiancate degli autobus, cercando di farci sentire inadeguati se non compriamo la loro roba. Ci vuole del fegato, e anche tanto, per levarsi in piedi da perfetti sconosciuti in una democrazia occidentale e invocare cose in cui nessun altro crede – come la pace, la giustizia e la libertà”.</

 
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