MARCUSE: IL PENSIERO NEGATO, LA SOCIETA’ E LA VERITA’ COME NEGAZIONE di Raffaele Vanacore



Dopo aver pubblicato “Eros e civiltà” la ricerca sociale di Marcuse continua – in quanto “teoria critica della società contemporanea” – e si articola nel suo secondo capolavoro “L’uomo ad una dimensione”. Partendo dal presupposto che “l’unione di una produttività crescente e di una crescente capacità di distruzione; la politica condotta sull’orlo dell’annientamento; la resa del pensiero, della speranza, della paura alle decisioni delle potenze in atto; il perdurare della povertà in presenza di una ricchezza senza precedenti, costituiscono la più imparziale della accuse, anche se non sono la raison d’étre di questa società ma solamente il suo sottoprodotto: la sua razionalità travolgente, motore di efficienza e di sviluppo, è essa stessa irrazionale”, Marcuse rivela come il massimo grado di sviluppo della società si manifesta come massimo grado di dominio sulla natura, sull’uomo e sul mondo. In tal senso e contesto, la natura unidimensionale del dominio mira ad eliminare la multidimensionalità cosmica, passando da una logica dialettica – socratica ed ancora platonica – ad una logia formale – aristotelica.

Oggi, pur essendoci le condizioni materiali per la liberazione degli oppressi e degli emarginati, a livello individuale e mondiale, prevalgono le forze del dominio che sfruttano l’estremo sviluppo tecnologico per piegare individui, regioni, Stati, sottosviluppati al potere unipolare, e per questo unidimensionale. L’analisi di Marcuse, ormai di 50 anni fa, è stata estremamente previdente: da un mondo multipolare, si è passati dapprima ad un mondo bipolare ed, infine, ad un mondo unipolare. La logica dell’unico polo è unidimensionale: le culture e le idee – insomma gli individui – non conformi vanno eliminati, anche al costo della più cruenta ed inutile delle guerre. L’unidimensionalità economica, ossia l’economia – il “mercato” – come unica dimensione mondiale, ha aperto le porte alle guerre, economiche, e per questo ideologiche, che hanno piegato Paesi innocenti alla logica del dominio.

Tuttavia, il punto su cui ci vogliamo focalizzare riguarda la modalità con cui il dominio giustifica se stesso ed interiorizza le sue necessità a livello psicologico. Da un lato, infatti, “Eros e Logos rompono la presa della realtà stabilita, contingente, e lottano per una verità incompatibile con essa”; dall’altro “tutta l’esistenza che si spende per procurarsi le cose necessarie all’esistenza è un’esistenza inautentica, non libera”. Pertanto, l’obiettivo del dominio, ossia il perpetuarsi di se stesso, si basa sul freno di Eros e Logos e sull’aumento del tempo necessario per procurarsi le cose necessarie all’esistenza. Ed a questo punto entra in gioco un fattore chiave per la Scuola di Francoforte in generale: se per Heidegger, mastro di Marcuse, “l’esserci, l’essere umano, compreso nella sua estrema possibilità d’essere, è il tempo stesso”, ecco che il tempo, nella concezione francofortese, si articola in due piani: il tempo libero, ossia il tempo in cui dovrebbero svilupparsi Eros e Logos, ed il tempo lavorativo, ossia il tempo in cui la logica del dominio manifesta se stessa. Tuttavia, secondo Marcuse “la società è ancor sempre organizzata in modo tale che procurare la necessità della vita costituisce l’occupazione a tempo pieno, per tutta la vita, di classi sociali specifiche, a cui non è per tale motivo concesso di essere libere e di condurre un’esistenza umana”. A questo punto, risulta evidente come, dato che l’essere umano è il tempo stesso, gran parte degli esseri umani esprimono ontologicamente, piuttosto che se stessi, il dominio.

Ma perché il dominio vuole esprimersi ontologicamente, ossia temporalmente? C’è un motivo che travalica la logica stessa del dominio? Certo. Ed è semplice: Eros e Logos hanno il fine ultimo di ricercare la verità. Ed è la verità stessa ad essere – in  potenza – in opposizione alla logica formale ed unidimensionale in atto: essa, infatti, “è la razionalità a due dimensioni”. Inoltre, “la sua realizzazione implica il rovesciamento dell’ordine stabilito, poiché pensare in accordo con la verità significa impegnarsi ad esistere in accordo con la verità”. In pratica, la logica del dominio vigente, nel tentativo di oscurare la verità per contrastare i tentativi di rovesciamento in atto, blocca Eros e Logos, eliminando così le fonti della verità. E lo fa attraverso, da un lato, l’aumento del tempo necessario alla soddisfazione dei beni primari stessi dell’uomo (disoccupazione, bassi salari, etc.); dall’altro, crea nuovi bisogni, finalizzati soltanto ad aumentare il tempo speso dall’uomo per soddisfare questi bisogni e quindi a diminuire il tempo per la ricerca della verità; infine, la logica unidimensionale cerca di impossessarsi anche del tempo libero in senso stretto, creando un’industria culturale, finalizzata appunto al controllo del tempo libero, che ora libero non risulta più: per Adorno, infatti, “l’industria culturale procede ad organizzare il divertimento in forma sempre più perfetta, e con questo lo aliena a sé stesso”.

Ma come si realizza “la verità nelle parole e negli atti dell’uomo”? Anche in questo caso Marcuse è chiaro: “dato che tale progetto implica l’uomo come animale sociale, il movimento del pensiero ha un contenuto politico”. In tal caso, il concetto di “Politica” va inteso nel suo senso più ampio – e da noi ribadito più volte – di lotta per il bene comune. Tale lotta va iniziata da un lato con un grande sforzo informativo, al fine di far conoscere il reale sistema di controllo, esteriore ed interiore, del sistema di dominio sulla psiche individuale e “collettiva”; dall’altro, con grandi riforme sociali, che consentano all’uomo di esprimersi pienamente in senso temporale, ossia – dato che la sua essenza è il tempo – di liberare l’Eros ed il Logos, affinché essi vadano alla ricerca della verità, e quindi della libertà.

 
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