Francis Bacon di Federica Florio


Francis Bacon è uno dei massimi esponenti artistici del periodo a cavallo tra il XIX ed il XX secolo. Oggi più di ieri, la sua pittura rappresenta una delle più affascinanti e spietate interpretazioni della realtà, una realtà nuda e cruda, capace di vedere al di là delle apparenze, oltre quello che l’occhio umano è in grado di percepire.   

Nato a Dublino nel 1909, Francis Bacon proviene da una famiglia agiata, ma che diede alla sua vita un’impostazione molto rigida, al punto che l’artista dopo aver confessato al padre la propria omosessualità , dichiarazione da cui scaturirono numerose e sempre più accese liti, fu costretto ad andar via di casa. Da allora, l’esistenza gli offrì una percezione della realtà che trasferì nella sua arte: l’espressione deformata e distorta delle sue opere trovò infatti riscontro nelle vicissitudini  in cui rimase coinvolto nel corso della sua storia personale. Visitò numerosi Paesi, tra cui Londra e Berlino,ma fu a Parigi che ebbe uno dei suoi più importanti incontri col modo dell’arte, in occasione di un’esposizione allestita per Picasso nella Galleria Paul Rosenberg, esperienza che lo portò a pronunciare le parole: “Mentre ero a Parigi ho visto una mostra di Picasso alla galleria Rosenberg, e in quel momento ho pensato: beh, cercherò anch’io di fare il pittore”.

Bacon esordì come designer e arredatore d’interni, ma ben presto abbandonò tale attività per dedicarsi unicamente alla pittura: la sua prima esposizione fu però un totale fallimento, tanto che, per quasi un decennio, dal 1934 al 1944, Bacon sparì dalla scena artistica: la sua pittura risultò essere ancora troppo prematura ed isolata per poter essere inserita ed apprezzata nel ampio e vario panorama artistico dell’avanguardia.

 

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Francis Bacon, Three Studies for Figures at the Base of a Crucifixion, 1944

Il 1944 fu l’anno della rivalsa: Three Studies for Figures at the Base of a Crucifixion,  realizzato nel 1944 ed esposto nel 1945, fu il suo primo vero capolavoro: il dipinto mostra il grido disperato di tre figure unito al tema della Crocifissione. Da questo momento in poi inizia la sua ascesa artistica con un numero sempre crescente di persone interessate alla sua opera, considerata originale e atemporale, tanto da essere stato definito come “il più importante pittore vivente”.

“So che per le persone religiose, per i cristiani la Crocifissione riveste un significato totalmente diverso. Ma per me, non credente, è solo un atto del comportamento umano, un modo di comportarsi nei confronti di un altro.” [Francis Bacon]

La visione che aveva del mondo veniva trasferita in ogni sua opera: da queste traspariva la volontà e, soprattutto, la necessità di non fermarsi alla superficie, ma di scavare, andare in profondità, fino alla completa lacerazione del Velo di Maya che rappresentava tutte le apparenze dietro cui la società continuava a nascondersi, le illusioni di cui continuava a nutrire gli altri ed, in primo luogo, se stessa, per sfuggire ad una realtà ben più triste di quella apparente e in cui regnavano, dolore, solitudine e angoscia.

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In Figure with meat del 1954 Bacon trasfigura il celebre ritratto di Papa Innocenzo X di Diego Velasquez (1649) ,rappresentando il soggetto tra due carcasse di bue che rappresentano, oltre al tema della Crocifissione, la struttura di una cattedrale. La figura infernale del papa sembra essere stata fotografata nel corso di un urlo atroce, come se l’artista fosse riuscito a cogliere la vera natura del soggetto, indagando la sua anima e andando al di là di quello che il soggetto stesso volesse far trasparire.

“Penso che sia il lieve distacco dal reale, che mi rituffa con maggior violenza nel reale stesso. Attraverso l’immagine fotografica mi ritrovo a vagare dentro all’immagine e a estrarne quella che ritengo sia la sua realtà più di quanto mi sia possibile semplicemente guardando a quella realtà, siamo potenziali carcasse”

 Probabilmente fu proprio per la sua estrema sensibilità nel percepire ogni cosa che Bacon iniziò a dedicarsi all’Arte, per riuscire a trovare un bene che gli era sempre mancato: “Sono diventato pittore per essere amato, più si è ossessionati dalla vita più lo si è dalla morte”.

Si dedicò anche alla realizzazione di ritratti e fu molto ispirato dall’artista Lucian Freud, soggetto di alcuni suoi dipinti tra cui:  “Tre studi di Lucian Freud”, l’opera d’arte più cara mai battuta ad un’asta, acquistata per 142,4 milioni di dollari.

Tra gli altri ritratti famosi sono i self portraits:

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Nel corso della sua carriera fu accusato di dipingere la realtà in modo distorto, addirittura orripilante, ma la verità è che era solo ricettivo e interpretava il mondo, l’uomo, per quello che era e non per come si mostrava.La pittura gli consentiva di esorcizzare i suoi demoni riuscendo così a sopportare con meno sofferenza la dannazione della vita, dove ogni giorno si tramutava in un “morire quotidiano”.

Francis Bacon morì a Madrid all’età di 82 anni, restando uno degli artisti più amati del suo tempo. Probabilmente, il motivo per cui Bacon riesce a suscitare ancora oggi molto interesse tra il pubblico, soprattutto tra i giovani, è proprio per la sua estrema vicinanza con la realtà, per la sua autenticità. Spesso accade che l’uomo si soffermi a pensare sulla vita, e ancor di più sulla morte , si riflette riguardo al senso di ogni cosa e riguardo ai rapporti con il resto della società e sembra che tutto sia come dovrebbe essere, ma arriva il momento in cui ogni uomo resta solo con se stesso e si ritrova a fare i conti con la propria anima ed è allora che si sente investito dal “male di vivere”, arrivando alla conclusione che la vita non è altro che un morire quotidiano e che tutta l’esistenza è sorretta da una “deforme razionalità”. Bacon si era ritrovato spesso solo con se stesso a dover affrontare i propri sentimenti, sentimenti che diventavano immagini distorte; e probabilmente sono proprio quei sentimenti a suscitare nell’uomo contemporaneo l’amore per quest’artista, come se egli trovasse nei suoi dipinti una sorta di consolazione in una società fortemente in conflitto, come se condividendo il suo pensiero gli individui condividessero qualcosa con la società di cui fanno parte, come a dire “ nella solitudine, non siamo soli”.

Federica Florio

 
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